IL BAGHET
(volantino in formato pdf)

NOTA: il materiale della pagina e del volantino è sunto ed integrazione di altri lavori presenti in rete opubblicati nel corso degli anni. Ringraziamo chi ha prodotto tale materiale e mettiamo a disposizione di tutti quanto da noi ripreso e sintetizzato.

IL RECUPERO: l'eccezionale lavoro di ricerca portato avanti in prima persona da Valter Biella ha permesso negli ultimi due decenni una riscoperta ed una valorizzazione del " Baghèt ", la cornamusa delle valli bergamasche strumento autoctono che rischiava seriamente di essere dimenticato.
Di origini antichissime, la presenza di questo aerofono è documentata nella provincia sin dalla fine dei XIV secolo e lo si può vedere in diversi affreschi o tele sia nella Bergamasca che fuori, in opere di autori bergamaschi come ad esempio nella "danza macabra" (secolo XVI) di Pinzolo (TN), eseguita dai Baschenis di Avera.
Le testimonianze raccolte hanno permesso di individuare più zone di accertata presenza dello strumento: la Val Imagna, Valtorta, media Val Seriana ( Cene ), alta Val Seriana ( Bratto ) e val Gandino dove si sono ottenuti i risultati più considerevoli, ritrovando alcuni strumenti, conoscendo un suonatore e recuperando, attraverso testimonianze di più persone, parte dell' antico patrimonio musicale.

LO STRUMENTO: Il "Baghèt " della Val Gandino era costituito da una canna per il canto, (detta "Diana" o "Pia"), da due bordoni di accompagnamento (i "Bas" o "Orghegn"), dall' insufflatore e dal sacco ( la "Baga" ) che, ritagliata da pelle di capra o di pecora e poi cucito, da il nome allo strumento.
Lo strumento usato nella media valle Seriana, l'unico fisicamente giunto completo fino a noi è composto da una canna della melodia (detta "diana"), due canne di diversa misura (chiamate "orghègn", o anche "coregn", che danno un suono fisso che fa da supporto, o bordone, al suono della diana, potenziandolo con degli armonici), un "sufièt" o "buchì" che serve da insufflatore per riempire la sacca, la "baga", nella quale sono infisse le canne attraverso dei giunti che servono anche da protezione per le ance. Le ance sono delle lamelle, generalmente di canna. Ma, in mancanza di questo materiale, un tempo si è anche impiegata una lamella di nocciolo "maschio e seccato in piedi": oggi sono prodotte anche in materiale sintetico, che vibrando produce un suono. Nella "diana" abbiamo un'ancia doppia, simile a quella dell'oboe: "ol piì". Nei bordoni ci sono delle ance semplici, "spolete" pezzetti di canna o di sambuco nei quali viene intagliata una linguetta, che vibrando produce il suono. Le mani del suonatore sono ambedue tenute sulla diana.

TECNICA: Per suonare il Baghèt si tiene il sacco sotto l' avambraccio sinistro, con il bordone maggiore sopra la spalla sinistra e quello minore sull' avambraccio destro. Davanti la "diana" è tenuta con la mano sinistra in alto sulle note acute (pollice sul foro posteriore, indice sul primo foro in alto, medio sul secondo anteriore, anulare sul terzo foro), mentre la destra poggia sulle note basse (indice sul quarto foro anteriore, medio sul quinto, anulare sul sesto, mignolo sul settimo). E' interessante notare come i vecchi "baghetér" usassero invece mettere le mani al contrario, ossia la destra in alto e la sinistra in basso. Verso la parte distale, ci sono altri due fori, che servono come sfiato e per ottenere una migliore intonazione, chiamati "orègie". La foratura interna della canna della melodia è conica e termina senza scampanatura come avviene invece nelle zampogne.

DITEGGIATURA: La diteggiatura del "baghèt" è di tipo aperto, o naturale, si parte cioè dal basso, chiudendo tutti i fori, in questo modo si ottiene la nota detta "sensibile", mentre la penultima è la dominante.La " Diana ", con sette fori sul davanti più uno alto sul retro per il pollice, partendo dall' anulare ha l'estensione di un' ottava. Chiudendo inoltre il mignolo basso si ottiene la sensibile.
Il bordone piccolo emette una nota un' ottava sotto la tonica della diana mentre quello grande ne emette una due ottave sotto la tonica.

I SUONATORI: in diverse aree della provincia bergamasca è stata accertata la presenza di suonatori. Uno dei gruppi più numerosi era quello di Casnigo. Qui erano in attività il Cattaneo, detto Ruina, falegname, scomparso attorno al 1970, i due Fiaì, Luigi Zilioli (deceduto nel 1923 all'età di 67 anni) ed il figlio Giacomo (1906-1974),entrambi contadini e infine Michele Imberti detto Nano Magrì, anche lui contadino, morto nel 1929 all'età di 64anni, il cui strumento passò al nipote Giacomo Ruggeri detto Fagòt (1905-1990 nell'immagine accanto), contadino e unico suonatore vivente conosciuto. Ben radicata era quindi la presenza di suonatori nella media Valle Seriana. Quasi uniformemente questa comunità di musicisti smise di suonare attorno agli anni '40. Da notare come la maggior parte fosse diestrazione contadina. I pochi che non lo erano facevano di professione gli artigiani. Viene quindi smentito il luogocomune che vuole legare il baghèt alla dimensione sociale dei pastori. Contadini erano i suonatori e contadina erala cultura che permeava l'espressività del baghèt, legato alle sere d' inverno trascorse nella stalla. Così pure l'ambito temporale in cui si adoperava la piva era conseguentemente legato a questo mondo. Si iniziava a suonare all' inizio dell' inverno, quando, con l' arrivo dei primi freddi, il lavoro nei campi dava maggior respiro ai suonatori che potevano cosi, con pazienza, provvedere a rimettere in funzione lo strumento dismesso l' anno prima e sicontinuava asuonare fino a carnevale. Arrivata la primavera, con la ripresa dei lavori , la cornamusa era poi dinuovo riposta, adeguatamente avvolta in un telo, in attesa del successivo inverno.

BIBLIOGRAFIA:

  • Il baghet, la cornamusa bergamasca -Valter Biella - I quaderni della Meridiana, maggio 2000
  • Bandalpina, musiche tradizionali delle Prealpi -Valter Biella - I quaderni della Meridiana, dicembre 1994
  • Il baghet. Un'antica tradizione bergamasca -Valter Biella - Quaderni del Misma, edizioni Villadiseriane dicembre 1998
  • Zampognario -Stanislao Porzio - Edizioni Pangea, novembre 2000
  • Zampogne, catalogo della mostra permanente di cornamuse italiane e straniere di Scapoli - Associazione Culturale "Circolo della Zampogna", 2001 a cura di Mauro Gioielli
  • I flauti della Val Imagna, spunti per una ricerca - Valter Biella & Piergiorgio Mazzocchi